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Il mio
processo consiste nel trasformare direttamente il sale marino (cloruro di
sodio) in bicarbonato di sodio per mezzo di bicarbonato d'ammonio. Quest'ultimo
può essere preparato con qualsiasi metodo:
- Sia trasformando, con il
calore e con il carbonato di calcio, i differenti sali ammoniacali, secchi o in
soluzione, in carbonati che sono saturati in seguito con acido carbonico secco,
oppure umido, disciolto o in stato di vapore.
- Sia facendo arrivare
simultaneamente in un recipiente chiuso i gas ammoniacale e carbonico
(quest'ultimo in eccesso), secchi o mescolati con vapore acqueo, in modo da
farli combinare tra loro.
- Sia
facendo passare una corrente d'acido carbonico in una soluzione di carbonato di
ammonio neutro preparato per via umida, come abbiamo detto sopra, oppure
facendo arrivare il carbonato d'ammonio neutro sotto forma di vapore nell'acido
carbonico in eccesso. Sia anche saturando di acido carbonico una soluzione
d'idrato d'ammonio. Ecco il modo in cui opero di preferenza: In una soluzione
concentrata di sale marino contenuta in un recipiente chiuso, faccio arrivare
una corrente di gas ammoniacale nella proporzione di una parte in peso di
quest'ultimo per tre parti e mezzo di sale marino in soluzione. Si può giudicare
quando tale quantità è stata assorbita seguendo l'aumento di volume della
soluzione. Io saturo poi di acido carbonico questa doppia soluzione in un
qualunque apparecchio gorgogliatore. Il sale marino precipita allora allo stato
di bicarbonato di sodio e l'ammoniaca rimane in soluzione sotto forma di
cloridrato. Questo bicarbonato di sodio precipitato e in seguito separato dalla
soluzione per decantazione, poi messo a sgocciolare, lavato con acqua chiara, e
infine pressato per ritirarne tutta l'acqua interposta. Si può allora essiccarlo
per parlo in commercio in quello stato, o convertirlo in carbonato neutro per
calcinazione in una storta leggermente riscaldata. Il gas carbonico che si
svolge in questo caso è riutilizzato per una nuova operazione. Per quanto
riguarda la soluzione di cloridrato di ammonio, essa serve a formare di nuovo
dell'idrato di ammonio mescolandola con la calce; questo idrato di ammonio si
converte di nuovo in cloridrato e via di seguito, così che subirebbe le stesse
trasformazioni indefinitamente se, durante le manipolazioni, non se ne perdesse
una piccola quantità che si è obbligati a reintegrare. E
evidente che invece del gas ammoniacale si può introdurre nella soluzione di
sale marino l'ammoniaca liquida (alcali volatile), o uno qualunque dei carbonati
di questa base; oppure porre il sale marino solido in una soluzione d'idrato
d'ammonio o di carbonato: le altre operazioni rimangono sempre le stesse. Io
produco l'acido carbonico necessario per queste operazioni calcinando il
carbonato di calcio in una storta o in un forno a calce ordinario. Nell'ultimo
caso, si ottiene l'acido carbonico in miscela con azoto e un pò di ossido di
carbonio e si deve estrarre questo miscuglio per mezzo di un estrattore.
Regolando il fuoco o il tiraggio secondo la quantità di gas da produrre e,
soprattutto, disponendo di un apparecchio gorgogliatore metodico ampiamente
dimensionato, si può fare a meno di un gasometro. La calce fabbricata in questo
modo è adoperata per la produzione di gas ammoniacali come e stato detto sopra.
Per quanto riguarda le acque di lavaggio del bicarbonato di sodio, esse vengono
aggiunte a quella che serve a sciogliere il sale marino. Mi riservo il diritto
di trattare il mio residuo liquido di cloruro di calcio con solfato di sodio,
allo scopo di trame il cloruro di sodio necessario per questa fabbricazione e
per la fabbricazione del solfato di calcio usato nel commercio.
Bruxelles, 15 Aprile 1861. f. E. Solvay
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Il processo nella sua realtà industriale
Il carbonato di calcio ottenuto dalle cave di S.Carlo (CaCO3)
viene scaldato nei "Forni a calce" e decomponendosi secondo la
reazione 1, libera anidride carbonica (CO2):
1) CaCO3
Ò
CaO+ CO2
L’anidride carbonica (CO2) così ottenuta, viene fatta
gorgogliare in una soluzione cloruro di sodio (NaCl ottenuto per
estrazione a Ponteginori), acqua (H20) ed ammoniaca
(NH3) detta «salamoia ammoniacale». In questa
reazione (2) si separa il bicarbonato di sodio (NaHCO3),
mentre il cloruro di ammonio (NH4Cl) resta disciolto
in acqua:
2) NaCl+NH3 + CO2
+H2O Ò
NaHCO3 + NH4Cl
A questo punto il bicarbonato viene separato, lavato e poi
scaldato a 100 °C, ottenendo il carbonato di sodio (Na2CO3
in polvere bianca). Dalla reazione 3 si liberano acqua (H2O)
ed anidride carbonica (CO2) che, viene recuperata nel
processo:
3)
2NaHCO3
Ò Na2CO3
+ H20 + CO2
Il ciclo permette di recuperare interamente anche l’ammoniaca
rimasta sotto forma di cloruro di ammonio (NH4
Cl dalla reazione 2) che viene distillato utilizzando la
reazione 4, dove l’ossido di calcio reagendo con l’acqua (H2O),
da l’idrossido di calcio Ca(OH)2 che reagendo a sua
volta con il cloruro di ammonio (NH4 Cl) secondo la
reazione 5, libera di nuovo l’ammoniaca gassosa (NH3):
4) CaO + H20
Ò
Ca(OH)2
5) Ca(OH)2 + 2NH4Cl
Ò
CaCl2 + 2NH3 + 2H20
In sintesi nel processo Solvay la salamoia (il cloruro di sodio
NaCl) ed il calcare (carbonato di calcio CaCO3)
costituiscono le materie prime di consumo, dato che l’ammoniaca
viene recuperata e riciclata. L’unico prodotto di scarto è il
cloruro di calcio (CaCl2). |