Aspetti geomorfologici della frana del Vaiont
 

  G. Cesare Carloni e Renzo Mazzanti
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Fig.1  — Serie stratigrafica della Gola del Vaiont; la spiegazione delle sigle che indicano i livelli è nel testo.

A) Immediatamente a valle della diga sul fianco destro.

B) In corrispondenza dell’arca franata sui fianco sinistro.
 

Fig.2 - I)  Stereogramrna rappresentante, sulla sinistra del Vaiont, la struttura tettonica nella situazione anteriore alla frana. Nelle due sezioni verticali dello stereogramma, in bianco è rappresentata la base, in grigio la copertura. Di quest’ultima sono stati rappresentati in evidenza i due livelli più plastici: a tratti marcati il livello c1 a tratti sottili il livello g3.
II) Rappresentazione delle due parti strutturali fondamentali che sono state riconosciute nella zona della frana. La spiegazione è nel testo.

 

 

Fig. 3 — Illustrazione schematica della formazione di pieghe e superfici di taglio per gravità sotto carico.

1) Complesso di strati costituenti la formazione della Scaglia e gli strati superiori in seguito erosi,
2) copertura, 3) base.

A) Fase precedente la traslazione.

B) Fase posteriore ai moti di traslazione di 1 e 2 rispetto a 3.

 

Fig. 4 — Evoluzione morfologica del tratto della Valle del Vaiont che verrà poi interessato dalla frana del 9 ottobre 1963. La spiegazione è nel testo.
 

Fig.5 — Rappresentazione schematica dello sviluppo morfologico in relazione alle strutture tettoniche del tratto di valle del Vaiont che verrà interessato dalla frana. In grisé scuro le sezioni degli stereogrammi mostrano le strutture tettoniche. In grisé chiaro la superficie della valle scavata dal ghiacciaio. 1) Strati della base; 2) Strati della copertura; 3) Strati della “Scaglia”; a tratti marcati il livello plastico c1, a tratti sottili il livello plastico g3. La freccia indica il senso nel quale scorre il torrente.
 

Fig.6 — A) Antica frana (in grisé) nel fianco sinistro della Gola del Vaiont.
B) L’aspetto dell’area della frana prima che nella valle comparissero le modificazioni operate dall’uomo.

 

Fig.7 — L’aspetto della zona della frana in seguito alla costruzione dei manufatti. Si noti il centro abitato di Casso, sulla sinistra dello stereogramma, la diga, al centro, e la strada di circonvallazione nell’area che in seguito franerà. Questa strada risulterà un ottimo punto di riferimento per ricostruire gli spostamenti superficiali avvenuti durante il moto franoso.
 

Fig.8 — L’area della frana il 4 novembre 1960 con il lago a quota 650 m. Con F sono indicate due nicchie di una frana precipitata in quel giorno. Si noti fra i punti a e b il tracciato della lunga fessura che si era aperta nel mantello erboso lungo il versante sinistro e che limitava con grande precisione l’area che sarebbe precipitata tre anni più tardi.
 

Fig.9 — Stereogramma della frana del 9 ottobre 1963: a) piccolo invaso rimasto in prossimità della diga; b) lembo occidentale del Lago di Erto, ora sbarrato dalla frana; c) laghetto Massalezza formatosi in seguito all’onda provocata dalla caduta della frana nel lago artificiale.
 

Fig.10 — Lo stercogramma rappresenta in A tutti i materiali franati e i detriti che si sono formati durante e dopo il moto franoso; in B, vien data una ricostruzione teorica della superficie di distacco.
In A sono rappresentati in bianco i detriti, in grisé scuro il corpo di frana, in grisé chiaro le masse disarticolate.
In B in grisé chiaro è rappresentata la parte della superficie di distacco che corrisponde alla formazione g1 (calcare a lastre sottili con liste e noduli di selce nera); in scuro quella che corrisponde a livelli superiori alla formazione g3. Con f viene indicato lo specchio di faglia che coincide con la superficie di distacco nel margine orientale della frana.

 

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