
Demiro Marchi, e nato il 4
dicembre 1922, è stato direttore didattico del 2° circolo di Rosignano
Marittimo dal 1966 al 1982, sindaco di Rosignano dal 1951 al 1966,
titolare della cattedra di Storia della Pedagogia e docente di Pedagogia
generale all'Università di Firenze e Direttore della Scuola di
Perfezionamento "Famiglia ed educazione familiare" dello stesso Ateneo. E'
morto il 3 febbraio 1999. A lui è stato intitolato il "Centro per
l'Infanzia, l'Adolescenza, la Famiglia" (C.I.A.F.) di Piazza Risorgimento a
Rosignano Solvay.
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In ricordo di Demiro Marchi
«Uomo vivace ed aperto seppe allora non solo amministrare, ma anche
seminare e sostenere il seme della democrazia e della partecipazione,
confrontandosi con le parti più giovani di Rosignano e favorendo la crescita
di una nuova leva di amministratori e di persone impegnate»
Salutiamo Demiro Marchi, Sindaco di Rosignano ed educatore.
Con la sua passione civile, la sua cultura, la sua intelligenza ha segnato
tanta parte della Rosignano che conosciamo oggi. I valori, i principi che
fanno unita e ricca la nostra comunità.
Giovane antifascista impegnato nel Movimento comunista si mise in luce per
le sue doti e capacità umane partecipando attivamente all’iniziativa per la
riconquista della libertà e la costruzione della democrazia dopo il fascismo
e la guerra.
Nel 1951, giovanissimo (29 anni), viene eletto Sindaco di Rosignano. Un
impegno che ricoprì fino al 1966 essendo rieletto per tre volte.
Ricordare ciò che ci ha lasciato come Amministratore è impossibile. Sono gli
anni difficili della ricostruzione, dello sviluppo civile ed economico del
territorio, di un confronto politico acceso. Di livelli di povertà presenti,
di servizi carenti.
Marchi non è un Sindaco di ordinaria Amministrazione. E’ un innovatore, un
uomo di cultura capace di impostare il nostro futuro partendo da solidi
valori. La promozione della formazione e della cultura, la difesa del valore
del lavoro, la solidarietà, l’ansia per il riscatto civile e per il
progresso, l’apertura al mondo, sono i principi, i valori di riferimento che
come Sindaco sa promuovere nel senso comune della nostra comunità. Riesce a
farli divenire parte di un patrimonio genetico che faranno di Rosignano una
realtà viva, vivace, ricca.
Sono innumerevoli i servizi che vengono attivati ed inaugurati da Demiro
Marchi, le strutture pubbliche realizzate, piano regolatore, scuole rurali,
biblioteca comunale, casa della cultura, patti di gemellaggio, rete idrica,
urbanizzazione del territorio, valorizzazione della storia di Rosignano.. E
sono, questi, soltanto alcuni titoli dell’impegno che egli portò avanti.
La popolazione di Rosignano passa dai 24.000 abitanti del 1951 ai 28.000 del
1966.
Solo questo dato può dare il senso del lavoro che il Sindaco Marchi e gli
amministratori di allora dovettero affrontare nell’organizzare i servizi
civili, la risposta ai bisogni dei cittadini.
Demiro ce lo ricorda nel 1996, quando celebrammo i 50 anni dell’insediamento
del Consiglio Comunale. Ci illustrò i cinque obiettivi che gli
Amministratori di allora si posero: la ricostruzione materiale dopo le
distruzioni della guerra, la costruzione di un costume di vita democratica,
l’impegno di fare di Rosignano un Comune Moderno, gli interventi per
stabilire un più stretto rapporto tra politica e cultura, la costante azione
rivolta a rivendicare e difendere l’autonomia comunale nei confronti del
potere centrale.
Questo lavoro fu portato avanti con grande lungimiranza, sapendo volare alto
e mantenendo un forte radicamento tra le forze del movimento operaio, che
vivono in quegli anni il peso della divisione del paese, delle
discriminazioni e delle ripercussioni. Un lavoro che si muove nella
consapevolezza che il Comune è il centro della vita democratica, la base
fondamentale dello Stato.
Anche qui Demiro uomo di parte, comunista convinto, sa però portare il segno
della persona che cerca di costruire unità e non divisioni, riuscendo a dare
al confronto sui problemi della Comunità quella caratteristica di rispetto,
pur nella franca ed accesa divergenza, delle posizioni altrui. Questo segno
è rimasto tuttora nel confronto politico a Rosignano con la capacità di
ascoltare e rispettare le posizioni dell’altra parte politica. Uomo vivace
ed aperto seppe allora non solo amministrare, ma anche seminare e sostenere
il seme della democrazia e della partecipazione, confrontandosi con le parti
più giovani di Rosignano e favorendo la crescita di una nuova leva di
amministratori e di persone impegnate. La Casa della Cultura, il Comitato di
Gestione della Biblioteca andavano in questo senso.
Questa capacità di ascolto faceva di lui un Sindaco molto amato e popolare,
un uomo politico verso il quale è rimasto grande, anche dopo la fine
dell’impegno di amministratore, il rispetto di tutti.
E’ un Comune profondamente diverso quello che nel 1966 Demiro Marchi
lascia nel momento in cui si dimette da Sindaco.
Diverso nell’organizzazione civile, nei valori che reggono il patto sociale,
nei servizi di base, nell’apertura al mondo, nella stessa struttura
operativa che lui, il Professore, come lo chiamavano alcuni dei dipendenti
di allora, sapeva motivare e mobilitare nella risposta ai bisogni della
gente.
Un Comune diverso che, sulla base degli insegnamenti e degli indirizzi
definiti in quei 15 anni, saprà marciare e troverà comunque Demiro
protagonista di un ulteriore processo di innovazione come Direttore
Didattico.
Dal 1° ottobre del 1966 al 1982 infatti il Circolo Didattico di Rosignano
Marittimo ha la fortuna di avere Demiro Marchi come Direttore. E dico
fortuna senza alcuna retorica o esagerazione.
Più che ricordare le esperienze anticipatrici a livello nazionale con la
sperimentazione della scuola a tempo pieno, le modalità educative innovative
che propose come esperimento a Rosignano delle quali giustamente il
territorio è sempre andato orgoglioso, per capire il ruolo che Demiro ha
avuto nella scuola basterebbe ascoltare l’affetto, la passione con cui le
maestre ed i maestri che con lui lavoravano hanno sempre parlato di lui.
Insegnanti che si sono considerate e considerati suoi allievi, anche perché
a loro trasmise prima di ogni altro valore l’amore per la professione, il
riconoscimento della funzione fondamentale per lo sviluppo della Comunità
che ha la formazione e l’insegnamento, il mettere il bambino al centro del
proprio impegno. E forse iniziative che in seguito hanno fatto di Rosignano
un punto di riferimento nazionale sull’infanzia non sarebbero state
possibili senza ciò che nella scuola di Marittimo si è verificato.
L’impegno amministrativo non terminò nel ‘66: proseguì fino al 1982 come
Membro della Commissione di Controllo della Regione Toscana. Così come
l’impegno politico di Demiro è proseguito fino ad oggi, sia raccontando la
storia del nostro territorio, sia partecipando attivamente a momenti di
confronto delicati nella vita di Rosignano, penso al confronto sul PVC, sia
mettendo a disposizione le proprie competenze in un rapporto importante di
collaborazione con la Provincia di Livorno, in particolare per lo studio
della condizione giovanile. Demiro Sindaco, Direttore Didattico e studioso.
Gli ultimi vent’anni della sua vita lo vedono impegnato profondamente come
studioso, ricercatore, docente di storia della pedagogia all’Università di
Firenze, divenendo anche qui punto di riferimento per centinaia e centinaia
di giovani tra i quali molti nostri concittadini.
Anche in questa nuova fase della sua vita però il legame con Rosignano
rimarrà profondo, e si può dire che non ci sia stato evento culturale, ma
anche occasione significativa di vita, che non lo abbia visto presente e
protagonista, disponibile a dare il suo contributo.
Attento e disponibile a difendere un’idea della politica, ben lontana dal
teatrino, dalle ripicche, dai giochi di potere a cui spesso oggi assistiamo.
Una politica intesa come servizio, come strumento per cambiare, come mezzo
per affermare un’idea più alta del vivere.
Lo diceva bene il 17 novembre del 1996 quando a nome dei Sindaci che lo
avevano seguito portò il saluto per i 50 anni del Consiglio Comunale,
sottolineando come fosse “più che mai necessario un più stretto rapporto tra
politica e cultura per mettere in condizione uomini, donne e giovani di
autorinnovarsi idealmente e culturalmente per essere in grado di rinnovare
anche la propria comunità e la società in generale. Questo stretto rapporto
tra politica e cultura potrà consentire allora alla politica, ed ad una
politica alimentata da alti ideali e di prospettive nutrite da valori comuni
e da esperienze in continuo divenire, sempre a contatto con i bisogni e le
esigenze della gente, di volare alto senza contaminazioni e errori di
percorso, costituendo così un giusto, alto e stimolante punto di riferimento
anche per giovani generazioni”.
Ecco questo è il grande insegnamento e monito che ci lascia, al quale credo
dobbiamo essere capaci di adeguarci. Rosignano oggi è più debole, mancherà
una voce autorevole e pacata, un contributo di saggezza e di posizione.
Rosignano ricorderà con riconoscenza ed affetto Demiro per quanto ha fatto e
per quanto ha seminato. A Riva, ad Elena, ai nipoti, ai familiari va
l’abbraccio di tutti noi.
Gianfranco Simoncini Sindaco
«Lo studioso del Socialismo. Lo studioso
del Risorgimento. Lo studioso dei giovani e, soprattutto, dell’infanzia.
Un Demiro, per così dire, uno e trino...»
Siamo qui riuniti per salutare e ricordare, nel momento del commiato da
coloro che lo amavano e profondamente lo apprezzavano per le sue doti
umane, politiche - e nel senso autentico della parola - e scientifiche -
di uomo di scuola e di studio - Demiro Marchi che, lasciandoci
interiormente un pò più “orfani”, ha intrapreso quell’ultimo viaggio,
viaggio verso l’ignoto che tutti ci inquieta e ci turba.
Come Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione
dell’Università di Firenze, presso il quale Demiro ha svolto la sua
intensa attività di studioso e di docente, per oltre trent’anni, voglio
ricordarlo - in questo doloroso momento - soffermandomi sulle sue
qualità di uomo e di intellettuale, ma anche di collega. Come uomo,
Demiro ha manifestato, in ogni occasione, qualità eccellenti di umanità:
capacità d’impegno, volontà di dialogo, signorilità di tratto.
Comunicare con lui era - sempre - un vero “parlare tra uomini”: ogni
aspetto futile del dialogo veniva rimosso quasi naturalmente;
l’obiettivo dell’atto comunicativo - fosse esso teorico o pratico - era
sempre tenuto presente, nel favorire un autentico scambio tra soggetti;
la dialettica, infatti del comunicare era sempre urbana, calibrata,
elegante vorrei dire. Da dove veniva a Demiro questa “Dote” comunicativa
che così bene lo contrassegnava? Certamente dall’essere stato molto a
lungo uomo di scuola, un educatore quindi; dall’altrettanto lunga e
impegnata e carica di frutti militanza politica, che lo aveva forgiato -
insieme - al realismo e alla mediazione, lo aveva formato all’arte del
dialogo; ma - soprattutto - da capacità “naturali” di disporsi come
interlocutore autorevole, ma mai autoritario, pronto ad accogliere - con
garbo estremo - le ragioni dell’altro, vorrei dire da un innato spirito
di democrazia.
Tutto ciò ha fatto di Demiro, anche nel nostro mondo accademico, una
figura eccezionale: quasi di un amico più saggio a cui potersi rivolgere
per trovare soluzioni equilibrate e consigli efficaci in ogni
situazione.
Infatti, come collega nel Dipartimento e nella Facoltà di Magistero, poi
di Scienze della Formazione di Firenze, e collega impegnato sia nella
didattica sia nella ricerca, Demiro deve essere ricordato, in
particolare, per l’intenso dialogo che ha saputo stabilire coi giovani,
accompagnandoli nella loro crescita professionale e scientifica,
laureandone moltissimi con lavori sempre precisi e rigorosi, capaci di
allenarli nel modo migliore alla stessa etica della ricerca, che reclama
- appunto - impegno e responsabilità, applicazione costante e
intelligente, capacità autocritiche. Virtù che dalla ricerca possono
entrare in circolo virtuoso anche con tutte le altre attività, a
cominciare da quella connessa all’esercizio della cittadinanza,
all’essere cittadini attivi e responsabili in una società autenticamente
democratica. Nel rapporto con noi colleghi Demiro, poi, era sempre
cordiale, amichevole, di buon umore, quindi capace di spingere tale
rapporto sempre oltre gli aspetti più formali e di trascriverlo in
termini di vera amicizia.
Poi lo studioso. Lo studioso del Socialismo. Lo studioso del
Risorgimento. Lo studioso dei giovani e - soprattutto - dell’infanzia.
Un Demiro, per così dire, uno e trino. Uno nell’applicazione di un
rigoroso metodo scientifico nelle sue ricerche e nella passione, umana e
politica, ma più umana che politica, che metteva nelle sue indagini.
Trino negli ambiti di studio che ha, nei decenni della sua produzione,
affrontato, se pur accomunati da un’ottica, questa si etico-politica, di
emancipazione dell’uomo da ogni servitù, di promozione autenticamente
umana per tutti, di attesa e speranza di un futuro più degno per tutti
gli uomini a cominciare da quel progetto d’uomo che sono i bambini;
speranza che è e che deve essere propria di ogni vero pedagogista. E
Demiro lo era. Se le sue ricerche sul Socialismo - e sul più grande
teorico della sua tradizione italiana, Antonio Labriola - sviluppate con
precisa attenzione filologica e sottile passione interpretativa, hanno
dato risalto ai valori propri dell’educazione e della pedagogia (valori
- appunto - emancipativi, di liberazione e di formazione integrale
dell’umanità di ogni uomo), quelle dedicate al Risorgimento hanno posto
in rilievo il lento maturarsi - qui da noi in Italia - di questa ottica
emancipativa della pedagogia, frenata nella società borghese
ottocentesca da prassi illiberali e da immagini sociali (della
dialettica sociale) vincolate dal moderatismo ideologico e politico,
prima del riscatto più consapevole e più attivo attuato dal Socialismo.
Studiando la pedagogia di quell’età storica, Demiro ha ben messo in
rilievo le potenzialità e i limiti del Risorgimento, che è poi la radice
dell’Italia contemporanea.
In anni più recenti si è avuta l’attenzione, in particolare,
all’infanzia. A quell’infanzia - senza infanzia, attaccata dalle
violenze degli adulti, dallo sfruttamento, dall’emarginazione. Infanzia
che segue come un’ombra inquietante la crescita di quella società del
benessere che tende a presentarsi come l’habitat ideale del bambino.
Demiro si è impegnato a toglierci, a farci togliere, questi occhiali
“rosei” e deformanti, per farci vedere quell’infanzia reale, che è
ancora - e tanto - umiliata e offesa. Anche qui da noi. Anche su questo
fronte d’indagine lo studioso e il politico, lo scienziato-pedagogista e
l’educatore si connettono strettamente a ricordarci, a un tempo, sia la
vocazione emancipativa che deve ispirarci come intellettuali, sia quella
che deve guidarci come cittadini di una società democratica.
Per tutti questi aspetti della sua personalità e del suo lavoro
scientifico Demiro ci resterà sempre presente - deve restarci sempre
presente - come uno stimolo e come una guida, come un memento per il
nostro lavoro di pedagogisti e per aiutarci ad abitare quel tempo
storico che ci è dato, fattosi oggi così inquieto e così carico di
derive e di ombre.
Così permettetemi di chiudere con un addio Demiro e grazie per quanto ci
hai insegnato, ma - per tutto questo - tu rimarrai sempre con noi.
Prof. Franco Cambi
Direttore Dipartimento Scienze dell’Educazione Università Firenze
Premio a Demiro Marchi, una vita per la pedagogia
Una vita per la pedagogia: per questa motivazione, ma anche per tanti
altri indubbi meriti, il professor Demiro Marchi ha ricevuto il premio
"Città di Rosignano", iniziativa dell'Università Popolare. Ed è stato
Dino Dini presidente di giuria del premio, nonché noto giornalista ed
ora editore della casa "Il Gabbiano", a consegnare allo studioso il
significativo trofeo d'argento. Dini ha anche tratteggiatola figura del
docente ricordando, tra l'altro, un episodio della lontana estate del
1944 (periodo bellico) allorché un giovane poco più che ventenne
organizzò un corso di recupero per studenti e una sessione di esami. Si
trattava appunto di Marchi. Inutile presentare il personaggio - dice
Dini - tutti lo conoscono. Educatore, scrittore fecondo, politico
impegnato, sindaco per 15 anni del Comune di Rosignano che ha
contribuito alla formazione soprattutto delle coscienze. Inoltre ha
legato l'opera di amministratore a imprese importanti tra cui la
municipalizzazione dei trasporti pubblici, l'istituzione di scuole
materne e farmacie comunali, la biblioteca e così via. Brillante la sua
carriera universitaria tanto che è diventato titolare all'ateneo di
Firenze della cattedra di storia della pedagogia. |